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“Uniti dal Calcio – Kick&Unite”: a Milano il calcio di strada diventa partecipazione, relazione e comunità

30 set
Tempo di lettura: 3 min

Aggiornamento: 2 ott

Circa 50 bambini e ragazzi hanno partecipato alla giornata del 20 settembre al Selinunte Stadium. Un pomeriggio di sport e incontro in cui il campo è diventato uno spazio per sperimentare inclusione, confronto e partecipazione.

Circa 50 bambini, bambine e ragazzi di età diverse hanno preso parte, domenica 20 settembre, alla tappa milanese di “Uniti dal Calcio – Kick & Unite”, il progetto socio-educativo realizzato da NEXT Salute e Servizi, promosso da Eni Foundation, che utilizza lo sport e in particolare il calcio di strada come strumento di inclusione e coinvolgimento degli adolescenti.

La giornata, ospitata al Selinunte Stadium di Milano, si è aperta con un breve momento di presentazione del progetto. Santo Rullo, psichiatra responsabile di NEXT Salute e Servizi, ne ha raccontato obiettivi e significato, insieme ai rappresentanti di Eni Foundation e a Claudio Massa di Coach di Quartiere. Sono intervenuti anche Roberto Ciufoletti, Presidente di OPES Lombardia, e Roberta Lamberto, Assessora del Municipio 7 alle Politiche giovanili, realtà che hanno patrocinato l'iniziativa.

Dalle 15.00 il campo ha lasciato spazio al gioco. Dopo la spiegazione delle regole da parte di Cristian Simina, tecnico sportivo specializzato nel trattamento di adolescenti e giovani con problemi di salute mentale, hanno preso il via le partite del torneo di calcio di strada.



Un campo aperto al quartiere

Accanto ai ragazzi già iscritti, nel corso del pomeriggio si sono avvicinati e hanno chiesto di partecipare numerosi bambini e ragazzi del quartiere, trasformando il torneo in un'esperienza ancora più aperta e spontanea.

In campo sono emerse proprio alcune delle dinamiche che caratterizzano il calcio di strada: piccoli conflitti da gestire, gare disputate in regime di autoarbitraggio: le regole sono stabilite prima di iniziare dagli stessi partecipanti in campo, la loro applicazione è gestita in modo autonomo dai giocatori secondo i principi di fair play.

Situazioni che non sono state vissute come qualcosa da eliminare dal gioco, ma come occasioni educative. Con il supporto degli educatori e dei giovani coach presenti, i ragazzi hanno potuto confrontarsi, trovare soluzioni e tornare al gioco, sperimentando concretamente il rispetto degli altri, delle regole e dello spazio condiviso.



Il valore dell'educazione tra pari

Proprio la presenza dei volontari di Coach di Quartiere ha messo in evidenza un altro aspetto importante del progetto: il valore dell'educazione tra pari.

La vicinanza di età tra i giovani coach e i bambini e ragazzi presenti ha favorito una relazione più immediata e informale. In particolare, per quei ragazzi che possono vivere con maggiore distanza o diffidenza l'intervento dell'adulto, ricevere un'indicazione, una mediazione o un invito a modificare un comportamento da un giovane poco più grande può rendere più semplice l'ascolto e il confronto.

Il giovane, quindi, non è soltanto destinatario dell'intervento educativo, ma può diventare a sua volta una risorsa per gli altri ragazzi e per la propria comunità.


Partecipare, non vincere

Anche la conclusione del torneo ha voluto rispecchiare questo approccio. Non sono stati individuati vincitori e sconfitti: il centro della giornata non era il risultato sportivo, ma la possibilità per tutti di entrare in campo, partecipare e sentirsi parte del gruppo.

Per questo, al termine delle attività, tutti i partecipanti hanno ricevuto dei gadget premio, come riconoscimento della loro partecipazione alla giornata.

La tappa milanese di “Uniti dal Calcio – Kick & Unite” ha così riportato il calcio negli spazi del quartiere nella sua forma più semplice: un pallone, un campo e la possibilità di incontrarsi. Ma anche uno spazio in cui imparare a stare insieme, affrontare le difficoltà che nascono nelle relazioni e scoprire che lo sport può diventare uno strumento concreto di inclusione, crescita e comunità.



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